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Alle Isole Marchesi
(Hans
Kitzmüller)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
Il viaggio Alle Isole Marchesi
di Hans Kitzmüller non è turistico; non è quindi un'esperienza epidermica
alla ricerca di convenzionali scenari esotici nel Mari del Sud. Lo scrittore
mitteleuropeo e adriatico evoca, con curiosità e immedesimazione, la vita, le
tradizioni, l'antropologia dei Marchesani; sente, già nella prima sera
dell'arrivo, il rullio dei tamburi 'lontani'; avverte, immediatamente, il senso
della festa ludica come patrimonio inestinguibile, l'identità che caratterizza
un popolo che vive nel cuore dell'Oceano Pacifico.
La sua scrittura, austera e pensosa, si fa spesso affabile
quando introduce ai sentimenti delle persone, perché Kitzmüller è uno
scrittore visivo e insieme acuto, che ritrae sì la magnificenza dei paesaggi
delle Isole Marchesi, ma sa anche esplorare il 'paesaggio' delle anime che
incontra. Secondo l'autore, l'approdo è sperimentare il clima e la realtà di
un paradiso perduto; e il non-ritorno, poi, si rivela come il vero luogo
dell'utopia; però, narrativamente, è nel ritorno, tramite la memoria,
che l'Eden assoluto si fa netastorico e creativo.
Questo 'taccuino di viaggio' è 'guida' singolare e diversa,
cioè autentica opera che attraversa le Isole Marchesi, coinvolgendo il punto di
vista di alcuni straordinari scrittori come Stevenson, Melville, London: per
Hans Kitzmüller la vera storia degli uomini è data dalla grande narrativa.
Infine si staglia a sigillare il taccuino l'ineffabile figura di Gaugin, che dà
umore a tutto il libro.
Prima pagina
I
Taiohae, 2 dicembre
Da qualche giorno, al calare della sera si comincia
a sentire un battere continuo di tamburi lontani. Quando poi l'oscurità è
totale - qui la notte a volte scende improvvisa - quei tamburi si fanno sempre
più forti e ossessivi e coprono i canti che arrivano a tratti e smorzati. Li
sovrasta di tanto in tanto qualche grido.
La casa di monsieur Fetu è una buona sistemazione.
Esco solo la mattina a passeggiare un po' e prima del tramonto per andare a cena
qui vicino al Moana Nui o al Kovivi. Di giorno, dalla finestra della mia camera
da letto si vede il cielo sopra Taiohae; la vista sulla baia è impedita dalle
fronde di varie piante, mango, arancio verde, albero del pane, una palma. E' una
casa di recente costruzione in muratura con stanze molto ampie e luminose. Si
trova in mezzo alla vegetazione, a qualche centinaio di metri dal lungomare.
Accanto c'è una stalla per cavalli.
Per curare le piaghe infette sulle gambe mi sono
messo a riposo e faccio vita ritirata. Stando disteso sul letto ora vedo solo un
profondo cielo stellato. Ho capito da dove proviene il rullio di quei tamburi:
sono al porto. Il loro ritmo sta diventando sempre più frenetico. Questo suono,
questo rullio veloce, domina adesso in un silenzio assoluto e inquietante, come
se tutti gli abitanti, gli animali e le piante della vallata stessero in ascolto
senza fiatare. E' veramente uno strano e cupo stimolo per i nervi quello del pahu.
Il cuore prende a battere più rapidamente. Sui Marchesani l'effetto è ancora
grande. Un tempo era un richiamo e la gente usciva di casa per partecipare alle
feste. Oggi invece è solo l'accompagnamento di uno spettacolo di danze. Sono
delle prove. Alcuni gruppi di giovani si stanno preparando per le loro
esibizioni al Festival delle Arti delle Marchesi che si terrà la prossima
settimana a Hiva Oa nei diversi siti archeologici dell'isola. Un tempo il suono
dei tamburi faceva trionfare anche gli istinti più selvaggi, oggi aiuta chi
danza a sfogarsi e chi guarda a capire.
(…)
Rassegna Stampa
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