di Raffaella Grassi
Un puntino colorato sospeso in mezzo al Mediterraneo: così appare Malta sulle cartine geografiche, un puntino a metà strada fra la Sicilia e l’Africa. Un’isola magica di antica civiltà che ha condiviso da sempre storia e cultura con la vicina Italia: ancora oggi, nonostante secoli di dominazione britannica (conclusosi solo nel 1964), quasi tutti i maltesi capiscono l’italiano, lingua di cultura del passato ormai sostituita dall’inglese e dal maltese, dialetto arabo di tipo maghrebino.
Di Malta e della sua gente di mare, in molte simile ai siciliani che vengono chiamati "cugini", si è parlato la settimana scorsa alla libreria Feltrinelli con un ospite d’eccezione: Oliver Friggieri, considerato il maggiore scrittore maltese vivente, ha presentato al pubblico Storie per una sera, raccolta di racconti maltesi già tradotti in croato e in inglese e pubblicati in Italia dalla casa editrice di Treviso Santi Quaranta (pp. 153, lire 20.000). Introdotto da Francesco de Nicola e da Bruno Rombi, Oliver Friggieri, nato nel 1947 e oggi docente di Letteratura all’università di malta, ha raccontato nel suo veloce italiano dagli accenti esotici le storie "minimali" dei suoi personaggi, ragazzi solitari che lasciano la scuola per vivere di mare, vecchi viandanti avvolti nel mistero e nella leggenda, donne uomini e bambini alla ricerca di uno sguardo che li comprenda.
Professor Friggieri, cosa unisce i protagonisti dei suoi racconti, individui diversi fra di loro, eppure volti di un’antica umanità dolente?
Tutti i caratteri che ho descritto cercano di varcare un limite, che può essere la povertà, la solitudine, l’incomprensione. Il senso del limite è molto sentito da chi abita in un’isola, specialmente a Malta da cui è particolarmente difficile "uscire" e far sentire la propria voce. Nessun giornale parla mai di Malta, della sua cultura, della sua gente, sembriamo non esistere, e questo mi dispiace. L’isola dei racconti è però anche un’isola metaforica, il viaggio che ognuno di noi porta dentro di sé. Mutatis mutandis, da una situazione storica e geografica e precisa il discorso può diventare esistenziale, il senso di isolamento e di incomprensione dell’uomo è un fattore universale.
I personaggi dei suoi racconti sono reali o fantastici?
Sono reali, sono persone vere. La storia di Coranta per esempio è accaduta nel mio paese, negli anni ’60. "Coranta" era il soprannome di una donna non più giovane che il giorno del suo matrimonio è stata inseguita, fischiata e umiliata dalla gente che voleva divertirsi alle sue spalle. Tutta la città l’aspettava davanti alla chiesa, tutti gridavano e ridevano mentre lei piangeva. Anche la storia dell’ "Uomo dei cani" è vera. Un uomo che viveva da solo con i cani che aveva raccolto per strada. I cani aumentavano ogni giorno di più e lui dopo la morte della moglie viveva solo per loro. Un giorno non lo videro più e la polizia trovò i resti del suo cadavere divorato dai cani. Facevano parte della sua esistenza e si erano fatti partecipi anche della sua morte.
Quando ha scritto questi suoi racconti?
Ho cominciato a comporli prima mentalmente, la lingua maltese ha una grande tradizione orale, poi quindici anni fa mi sono trovato a insegnare in una scuola media a dei bambini molto piccoli. Era un periodo di difficoltà per tutti, i ragazzi non avevano voglia di studiare, la colpa non era né loro né nostra, ma non mi ascoltavano neppure. Allora ho cominciato a raccontare queste storie per farli stare calmi. Con mia grande sorpresa non soltanto i bambini non parlavano più, ma addirittura si mettevano a piangere. E così ho deciso di scriverle.
Qual è il rapporto di Malta con la cultura italiana?
È fortissimo. L’arte, l’architettura e anche la letteratura maltese si sono sviluppate all’interno della tradizione italiana.